Trattamento Chirurgico

Endometriosi: Trattamento Chirurgico

L’American Society for Reproductive Medicine Practice Committee afferma che "l'endometriosi è una malattia cronica che richiede un piano di gestione a lungo termine, con l'obiettivo di massimizzare l'uso di cure mediche e di evitare interventi chirurgici ripetuti"

Le decisioni riguardo il trattamento devono dunque essere individualizzate per la paziente e devono prendere in considerazione: l'età della paziente, i desideri riproduttivi, la presentazione clinica della malattia (dolore, l'infertilità, masse pelviche), la gravità dei sintomi, l'estensione della malattia e la sua localizzazione, eventuali effetti collaterali della terapia medica in corso, tassi di complicanze chirurgiche, e il costo.

L’ approccio chirurgico viene preso in considerazione nei seguenti casi:

  • Dolore persistente nonostante la terapia medica
  • Ostruzione intestinale e/o del tratto urinario
  • Controindicazioni o rifiuto della terapia farmacologica
  • Infertilità
  • Necessità di una diagnosi istologica di endometriosi
  • Escludere la malignità di una massa annessiale
Gli obiettivi della chirurgia sono il controllo dei sintomi e la prevenzione della progressione della malattia attraverso l’asportazione di focolai endometriosici a carico delle ovaia (cisti endometriosiche), peritoneo o di altre strutture/organi della pelvi e attraverso la lisi delle aderenze e la ricostruzione della normale anatomia pelvica.

L’intervento chirurgico inoltre fornisce una diagnosi istologica e permette la corretta valutazione di cisti o masse con caratteristiche relative di malignità.
Con l’escissione chirurgica delle lesioni, una riduzione significativa del dolore si manifesta in una percentuale variabile dal 50% al 90% delle donne, a seconda della localizzazione della malattia. L’intervento però, come la terapia farmacologica, può essere associato ad un alto tasso di recidiva; l’endometriosi, infatti, può manifestarsi nuovamente entro 2 anni dall’intervento nel 40%-60% dei casi. Questa percentuale tuttavia si riduce se si assume una terapia ormonale di mantenimento post-chirurgica Diversi studi hanno dimostrato che l’intervento chirurgico comporta un miglioramento della prognosi riproduttiva in donne infertili, aumentando il tasso di gravidanza. La valutazione di questi risultati però è molto complessa e riguarda altri aspetti dell’infertilità.

Nella grande maggioranza dei casi, l’approccio più utilizzato è quello laparoscopico tramite la realizzazione di 3-4 fori di piccole dimensioni sull’addome attraverso cui vengono introdotti gli strumenti chirurgici

Indipendentemente dalla gravità della malattia, nella grande maggioranza dei casi, l’approccio più utilizzato è quello laparoscopico tramite la realizzazione di 3-4 fori di piccole dimensioni sull’addome attraverso cui vengono introdotti gli strumenti chirurgici. La chirurgia laparoscopica si preferisce generalmente alla chirurgia laparotomica (taglio tradizionale sull’addome) perché consente una migliore visualizzazione chirurgica delle strutture anatomiche, una più breve degenza ospedaliera, minor dolore post-operatorio, un recupero più rapido e un migliore risultato estetico.
La chirurgia dell’endometriosi può essere conservativa o demolitiva.
Nella maggior parte delle donne l’opzione di prima scelta è la chirurgia conservativa. Essa consiste nell’escissione o ablazione delle lesioni endometriosiche con l'intento di preservare l'utero e le ovaia.
La chirurgia demolitiva, invece, comprende l'isterectomia, e annessiectomia bilaterale con asportazione di lesioni sintomatiche in altri siti (ad esempio, peritoneo, intestino). Quest’ultima è riservata a alle donne non più desiderose di prole, severamente sintomatiche, che non rispondono o non tollerano le terapie mediche o che sono state già sottoposte a multipli interventi chirurgici conservativi.